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Luca Ciani; Mondo: inversione temporale di Asimov.

Si divertiranno quanto noi?

Margie lo scrisse persino nel suo diario, quella sera. Sulla pagina che portava la data 17 maggio 1997, scrisse: "Oggi Tommy ha trovato un telelibro". Era un aggeggio dal futuro. C'era scritto sopra che i nostri pronipoti, tra qualche generazione, leggeranno le storie e i racconti su degli schermi, invece che sulla carta. - Mamma mia, che confusione - disse Tommy. - Come decidi cosa leggere? Come ti ricordi che libro hai letto in mezzo ad un milione di suoi simili? La nostra stanza a casa ne ha qualche ripiano pieno, più quelli negli scatoloni in garage, e faccio già difficoltà così... - Lo stesso vale per me - disse Margie. Aveva undici anni, lei, e non aveva visto tanti libri quanti ne aveva visti Tommy. Lui di anni ne aveva tredici. - Dove l'hai trovato? - gli domandò. - In casa. - Indicò senza guardare, perché era occupatissimo a leggere. - In solaio. - Di cosa parla? - Di scuola. - Di scuola? - Il tono di Margie era sprezzante. - Cosa c'è da scrivere, sulla scuola? Io, la scuola, la odio. Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la odiava più che mai. Stava andando male in geografia, verifica dopo verifica, senza riuscire a recuperare, finché la madre aveva scosso la testa, avvilita, ed aveva pagato un professore per ripetizioni private. Era un omino tondo, il professore, con una faccia rossa e uno scatolone pieno di libri e carte. Aveva sorriso a Margie e le aveva offerto una mela, poi cominciarono la lezione. Margie aveva sperato che terminasse il prima possibile, ma dopo un'ora c'erano ancora i libri aperti sulla scrivania. Ma non era quello, il peggio. La cosa che Margie odiava soprattutto era il fatto che la cosa si sarebbe ripetuta, giorno dopo giorno, per chissà quanto tempo, in aggiunta a tutte le scuole che ha cominciato a frequentare quando aveva sei anni. Il professore aveva sorriso, una volta finita la sessione, e aveva accarezzato la testa di Margie. Alla mamma aveva detto: - Non è colpa della bambina, signora Jones. Secondo me, il suo maestro di geografia a scuola non è molto abile con i ragazzini. Sa, sono incovenienti che capitano, a volte. Proverò a parlargli io, se vuole. Sicuramente riusciremo ad intenderci e riuscirò a spiegargli sufficientemente bene come adeguarsi al livello medio per alunni di dieci anni. Direi che l'andamento generale dei progressi della scolara sia piuttosto soddisfacente. - E aveva fatto un'altra carezza sulla testa a Margie. Margie era delusa. Aveva sperato che potesse far cacciare il suo insegnante a scuola, che non tornasse più. Una volta quello di Tommy era stato assente un mese per la sua salute andata completamente a pallino. Così, disse a Tommy: - Ma come gli viene in mente, a uno, di scrivere un libro sulla scuola? Tommy la squadrò con aria di superiorità. - Ma non è una scuola come la nostra, stupida! Questo è un tipo di scuola del futuro, come l'avranno fra centinaia e centinaia di anni. - Poi aggiunse altezzosamente, pronunciando la parola con cura. - Secoli nel futuro. Margie era offesa. - Be' io non so che specie di scuola avranno, tra così tanto tempo. - Per un po' continuò a sbirciare il telelibro, china sopra la spalla di lui, poi disse: - In ogni modo, avranno un maestro. - Certo che avranno un maestro, ma non sarà un maestro regolare. Sarà una macchina. - Una macchina? Come fa una macchina a fare il maestro? - Be', leggi sullo schermo la lezione che è stata calcolata per te, poi ti fa fare dei compiti che infili in una fessura. - Una macchina non è abbastanza in gamba. - Si che lo è. Una macchina sa più cose di tutti noi messi assieme. - Ma va'! Una macchina non può imparare. - Sa più cose dei nostri maestri, ci scommetto. Margie non era preparata a mettere in dubbio quell'affermazione. Disse. - Io non ce la vorrei una macchina in classe, a insegnarmi. Tommy rise a più non posso. - Non sai proprio niente, Margie. Le macchine non staranno a scuola. Avranno una loro stanza a casa, non ci sarà bisogno di un edificio speciale dove andare. - E impareranno tutti la stessa cosa? - Certo, se avranno la stessa età. - Ma la mia mamma dice che gli scolari devono stare in gruppo, così possono aiutarsi l'un l'altro a capire e a studiare. - Sì, però loro nel futuro non faranno così. Se non ti va, fai a meno di leggere il telelibro. - Non ho detto che non me va, io - Si affrettò a precisare Margie. Certo che voleva leggere di quelle strambe macchine. Non erano nemmeno a metà del telelibro caricato quando la signora Jones chiamò: - Margie! A scuola! Margie guardò in su. - Non ancora, mamma. - Subito! - disse la signora Jones. - Ed è ora di scuola anche per Tommy. Margie disse a Tommy: - Posso leggere ancora un po' il telelibro con te, dopo la scuola? - Vedremo - rispose lui, con noncuranza. Si allontanò fischiettando, il piccolo telelibro di nanopolimeri stretto sotto il braccio. Margie se ne andò in classe. La scuola era proprio accanto a casa sua, la lezione stava cominciando in quel momento. Nel futuro, invece, la lezione sarebbe potuta iniziare a suo piacimento, anche se forse la mamma avrebbe avuto da ridire se avesse tenuto orari scostanti. Il maestro aveva calmato la classe e diceva - Oggi la lezione di aritmetica è sull'addizione delle frazioni proprie. Prima però tirate fuori i compiti di ieri, che li correggiamo. Margie obbedì, con un sospiro. Stava pensando alle scuole che cesseranno di esistere quando sarà il momento per il nipote di suo nipote di andarci. Qui ci sono tutti i ragazzi del vicinato, ridono e scherzano nel cortile, siedono insieme nella stessa classe, tornano a casa insieme alla fine della giornata. Imparano le stesse cose, così possono darsi una mano a fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare.

E gli insegnanti saranno macchine... Il maestro stava spiegando alla lavagna: - Quando addizioniamo le frazioni 1/2 + 1/4... Margie stava pensando ai bambini di quei tempi, e a come dovranno odiare la scuola. Chissà, stava pensando, come si divertiranno...

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