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Amicizia - Goffredo Parise --> Ugo Cornia

Un tot di tempo fa, era inverno ma non lo sarebbe stato ancora per tanto, un gruppo di persone, non è corretto chiamarli amici perché in realtà non si conoscevano ancora, e poi erano ancora giovani, praticamente nessuno era "adulto", e dato che non si conoscevano erano timidi, tutti e dieci, ma in qualche modo si fidavano l'uno dell'altro; probabilmente c'entra il ritrovarsi in cima ad una montagna solitaria, una situazione del genere o ti fidi o rischi. E quindi volevano scendere per la valle là sotto, una valle fredda, ma evidentemente il freddo non lo sentivano tutti, Guido, ad esempio, perché era il più giovane e stava pensando a sfidare i dirupi per impressionare Silvia, tra l'altro la ragione per cui si erano trovati tutti lì assieme, poi bisognerebbe capire, Silvia non è una brutta ragazza: tratti mediorientali, erre moscia (che a Guido piace da anni), ma se mentre fa un sorriso posa il suo sguardo su di te fidati ti senti come un brutto insetto, un fiore appassito, ti senti imperfetto. In ogni caso, Guido non avrebbe avuto nessuna speranza: lei amava già Filippo, uno che non sfigurerebbe tra Achille e Patroclo, una di quelle persone "umane", vicine, e questo Filippo già dedicava tutta la sua vita a Silvia. Tralasciando Dabcevich, perché penso di aver detto abbastanza, gli altri del gruppo sono ancora Gioia e suo marito Carlo, e anche Pupa, che potrei mettere nella stessa categoria di Dabcevich: non la conosce nessuno perché vive spesso in montagna, ma almeno per questo scia bene; ora che ci penso i suoi particolari occhi gialli, che sono un piacere da guardare, degli occhi gialli come il sole si vedono solo nelle pubblicità del mulino bianco con Banderas, dicevo, i suoi occhi sono particolari come quelli di Carlo che ce li ha bianchi, quasi alieni. Quelli di sua moglie invece son dolci, sarà perché è ebrea, loro esprimono quel senso di religioso, te ne accorgi, anche di antico. Gioia non è l'unica che dà questo senso di familiarità nel gruppo, anche Adriana è una che tenta di essere buona in tutto e per tutto. Si dev'essere trovata con suo marito, Mario, uno che di affetto ne ha bisogno. Con quella testolina rotonda, il corpo fragilino... E invece è qua a tentare di ammazzarsi buttandosi giù per un fuoripista tra sassi, burroni, il freddo, la neve evidentemente fine e non ancora calpestata, il vento... Pupa va, Guido è un incosciente quindi segue, ma gli altri si prendono il loro tempo, quasi non si vedono più tra loro. Ce n'è ancora uno, ritardatario, che arriva per ultimo, si guarda sempre intorno come una scimmia, è uno di quelli che cerca l'armonia in ogni cosa, fuori dal mondo... Non aveva nemmeno il berretto. Arrivati davanti al burrone, perché a quel punto ti devi fermare, Silvia diede il suo foulard, un foulard blu, con tutte le bandierine dei paesi sopra, in sostanza uno "yachting club", a quest'ultimo, che lo indossò come un pirata e corse via alla conquista della seconda parte della vallata. Tanto ormai il vento era finito, e con lui il freddo, questo significa anche che la neve si scioglieva di più, e gli sci andavano più veloci; in quel momento comparve il sole, e quando spunta chiaro e luminoso in una situazione del genere ti immergi nella sua bellezza. Ne approfittò Pupa per lanciarsi coi suoi lunghi sci, Silvia la imitò buttandosi a uovo per aumentare la velocità, ma nessuno riuscì a seguire la montagnin  cogli sci dalla marca bene in vista, anche perché tra Gioia che scendendo di fianco a Mario parlava più che sciare: «Come è bello, vero Mario?», tra l'altro trovandolo d'accordo, tra Dabcevich che da lassù stava esclamando un «Sublime, sublime!», che poi risultò simpatico a tutti, eh, ma nonostante quest'attimo di estasi, perché trovarsi in una così bella giornata in bella compagnia con l'aria fresca, la giornata ottima, e le montagne colorite, voglio dire... ma non si davano da fare per starle dietro. L'attimo finisce poi alla terza parte in cui c'è una discesa difficile, che figuriamoci, doveva arrivare, mica è sempre tutto rose e fiori. Questa parte sta in ombra, quindi la neve è ghiacciata. Si arriva alla baita, ma se hai coraggio vai dritto sul ghiaccio per girare all'ultimo su un pezzettino di neve soleggiata, roba che solo gente come Pupa è abbastanza temeraria per farla. Pupa o un incosciente , come Guido, che era già là, nessuno sa come. Silvia ci ha provato, poi ovviamente si è fermata e dopo aver chiesto aiuto ovviamente è arrivato Filippo, ma ha continuato a lagnarsi; tutto sommato a loro è andata meglio dell'uomo fuori dal mondo, che ora, dopo due voli per terra, è anche fuori dalla pista, in un cespuglio assieme agli scoiattoli. Poi non si è fatto tanto male, è arrivato alla baita lo stesso, fermando Filippo che voleva già organizzare una spedizione di soccorso. Per la cronaca, Silvia a quel punto aveva cominciato a sorridere, ma aveva ancora le lacrime agli occhi. Finita la sosta alla baita rimaneva ancora una stradina sui bordi della montagna, di quelle che svolti l'angolo e ti perdono di vista, ma in realtà è stato un pezzo facile, infatti nemmeno il pirata ha perso il suo senso dell'umorismo, e ha fatto finta di stare abbracciato a Silvia mentre è passato Guido davanti a loro, che gli urlò uno: «Spiritosi!». Come al solito Pupa era già arrivata, stava appoggiata alle sue racchette mentre si pasticciava i capelli. Dopo la stradina c'è stato praticamente l'ultimo tratto fino al rifugio, e mentre camminavano per tornare ad un'altitudine a tre cifre, certo dovevano togliersi qualche strato, ma erano tutti stanchi, e dopo che c'è stata anche qualche caduta Guido si è messo a fare il "padre" dando consigli - ma consigli non come uno che vuol far vedere che sa o che vuole fare il capo, consigli come si danno ad un figlio, con rispetto - su dove mettere i piedi e come girarsi. Passato un boschetto arrivarono immediatamente al rifugio, uno con la cantina, negozi, a cui arriva direttamente la strada asfaltata. Ne approfittarono per mangiare, fumare, prendere qualche cartolina, e poi quando fece scuro se ne andarono a casa, stanchi, con un tassì.

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